Leggende greche

Leggende greche

Ecco alcune leggende greche. I Greci erano dotati di una grande fantasia poetica e tendevano a trasfigurare i fatti e gli uomini delle più lontane età della loro storia, nella leggenda.

Le imprese, anche quelle che avevano richiesto decenni e decenni di sforzi, non di uomini ma di generazioni, per essere compiute furono rappresentate e narrate come gesta compiute quasi miracolosamente da un piccolo gruppo di uomini, o da un solo uomo, dotato di qualità straordinarie, sovrumane: compiute cioè non da un uomo qualunque ma da un essere superiore, cioè un eroe, un semidio figlio di un dio o di una dea.

Ora, la più lontana e quasi sconosciuta epoca della loro storia, quella delle monarchie e della civiltà micenea, apparve ai Greci come un’età meravigliosa, in cui si compirono gesta prodigiose; per questo fu detta anche eroica.

Già conosciamo la leggenda di Troia e di Teseo. Molte altre ne crearono i Greci. Eccone alcune.

I Greci erano riusciti in gran parte a risanare dalla palude la loro terra, a liberarla dalle bestie feroci, e a superare altri ostacoli che la natura poneva al loro sviluppo.

Ecco allora la leggenda dell’eroe e semidio Eracle (Ercole) il quale, dotato di forza sovrumana, abbatté l’Idra, rappresentazione della palude.

Altra leggenda del periodo eroico è quella della spedizione degli Argonauti. I Greci, come sappiamo, avevano spinto molto lontano la loro navigazione, e coi loro commerci in Asia avevano conquistato notevoli ricchezze. Ecco allora la leggenda dell’eroe Giasone.

Per ottenere il regno di Tassaglia, al quale aveva diritto, Giasone si era sottoposto a un’ardua prova: quella di impadronirsi del vello d’oro, cioè della pelle d’oro di un famoso montone, fuggito dalla Grecia nella Coclide (nel Caucaso). Il vello era gelosamente custodito da un drago terribile, Giasone, primo tre tutti gli uomini, costruì una nave (chiamata Argo), e con alcuni compagni (detti Argonauti) osò affrontare la navigazione e spingersi fino al mar Nero, ove riuscì ad uccidere il drago e a conquistare il vello d’oro; il quale rappresentava la ricchezza.

I Greci hanno rivestito con i veli della leggenda anche il loro progresso civile e artistico. Era stato davvero prodigioso, il progresso che i Greci avevano raggiunto e l’influsso che avevano esercitato con la loro arte sublime su tutti i popoli.

Ecco allora la leggenda, la quale narrò che un eroe greco, Prometeo, era riuscito a rapire agli dei il fuoco, che è appunto il simbolo e il principio del progresso.

Narrava ancora la leggenda che Orfeo, maestro nell’arte più sublime, riusciva con il suono del suo flauto ad ammansire le belve, a placare le tempeste del mare e persino a far rivivere le anime dei morti.

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