Currenti c alamo

Currenti c-Alamo

Currenti c-Alamo: una filastrocca di Vitalba Santoro

In un’epoca in cui la scrittura è diventata quasi esclusivamente digitale – tastiere silenziose, schermi freddi, correzioni istantanee – c’è qualcosa di ostinatamente romantico nel gesto di prendere in mano una penna e lasciare che l’inchiostro tracci segni irregolari sulla carta. È proprio su questo gesto antico e “sgangherato” che Vitalba Santoro ha costruito la sua filastrocca Currenti c-Alamo. La filastrocca è un piccolo gioiello di ironia, gioco linguistico e dichiarazione d’amore verso la scrittura manuale.

A prima vista sembra solo un divertissement, un gioco di parole per sorridere. Invece, come spesso accade nelle filastrocche ben riuscite, sotto la superficie leggera si nasconde una riflessione profonda.

Il titolo stesso è un calembour geniale: “Currenti c-Alamo” foneticamente richiama l’espressione latina currente calamo. Currente calamo significa letteralmente «mentre scorre il calamo», ovvero «scrivendo di getto», «senza pensarci troppo», «corrente calamo» nel senso di scrittura fluida e immediata. La filastrocca è un omaggio al Fort Alamo, la missione fortificata texana. Fort Alamo è il simbolo per eccellenza di resistenza disperata e fino all’ultimo (1836, la celebre battaglia contro l’esercito messicano).

Scrivere a mano oggi, nell’era del digitale perfetto e impersonale, diventa quindi una forma di resistenza eroica, un piccolo Fort Alamo personale. È un atto di ribellione gentile contro la standardizzazione tipografica, contro la calligrafia uguale-per-tutti dei font sullo schermo. La grafia «sgangherata», «poco chiara», è «roba mia»: porta con sé l’impronta unica della mano, le sue esitazioni, i suoi tremori, le sue accelerazioni, le sue stanchezze. È imperfetta e per questo vera, come i versi di un’elegia.

Il passaggio più bello è forse quello centrale:

Scrivo a mano, ch’eresia, ma rimane una magia.

Chiamare “eresia” lo scrivere a mano nel 2020-2025 suona paradossale e insieme perfettamente azzeccato. In un mondo che considera quasi antiquata la penna (quando non addirittura scomoda), continuare a usarla diventa un gesto quasi sacrilego, eppure proprio in questa ostinazione risiede la magia: il contatto fisico tra pensiero, mano, inchiostro e carta crea un circuito intimo che lo schermo non può replicare.

La filastrocca si chiude con la rivendicazione finale: resistere currenti calamo, cioè scrivere di getto, senza filtri eccessivi, affidandosi al flusso naturale della penna. È un invito a non lasciarsi inghiottire dalla perfezione artificiale, ma a difendere – come i difensori del Fort Alamo – il diritto di essere imperfetti, personali, umani.

Vitalba Santoro, con pochi versi apparentemente semplici e un titolo che è già un gioco enigmistico, riesce a dire molto: che la scrittura autentica è resistenza, che l’imperfezione è identità, che la magia non sta nella pulizia del risultato ma nel gesto che lo genera.

In un’epoca di testi istantanei e dimenticati in pochi swipe, Currenti c-Alamo ci ricorda che certe battaglie – quelle per mantenere vivo il rapporto fisico con le parole – vale ancora la pena combatterle. Anche se la grafia viene “poco chiara”. Soprattutto per questo.

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