«Il burattino», la filastrocca-tagliente di Vitalba Santoro che smaschera i falsi potenti
Tra le pagine più graffianti delle filastrocche per l’infanzia c’è una breve filastrocca: «Il burattino» di Vitalba Santoro**.
Sembra una conta da fiera di paese, invece è una satira micidiale contro chi recita una parte senza avere nulla dentro.
Il burattino Vengano, vengano, signore e signori, questo è il Teatro, e a lui m’inchino; quell’altro, invece, è un teatrino.
Già nelle prime righe il gioco è chiaro: c’è il Teatro con la T maiuscola (l’arte vera, la dignità, la sostanza) e poi c’è il “teatrino”, il palcoscenico di cartapesta dove si muovono i fantocci.
Entrino, prego, perché da vicino distingui l’attore dal burattino.
Qui Vitalba usa l’arma più antica della poesia: invitarci a guardare meglio. Da lontano sembrano tutti uguali, ma da vicino no. L’attore ha anima, sudore, paura, rischio. Il burattino ha solo fili (o mani altrui dentro la schiena).
Non gli è richiesta bella presenza, al burattino non chiedi coerenza.
Rigo dopo rigo il ritratto diventa spietato: il burattino non deve essere bello, intelligente o credibile. Basta che si muova quando gli tirano i fili e che ripeta la battuta imparata a memoria. Coerenza? Non serve. Dignità? Superflua.
Paghino, un soldo, perché tanto vale, quel burattino quanto un pitale.
L’ultima strofa è un pugno nello stomaco. Il burattino vale quanto un orinale: un oggetto utile, certo, ma privo di onore e destinato a contenere solo ciò che gli altri vi buttano dentro.
Con appena venti versi, Vitalba Santoro consegna ai bambini (e agli adulti che leggono ad alta voce) uno specchio crudelmente lucido: impara a distinguere chi agisce da chi viene mosso, chi pensa da chi ripete, chi rischia da chi si nasconde dietro il siparietto.
È una lezione di educazione civica mascherata da filastrocca da luna park, e funziona proprio perché è giocosa, ritmata, cattiva al punto giusto.
Quando la reciti in classe, i bambini ridono al suono di “pitale”… poi, piano piano, capiscono. E quello sguardo che si accende è la prova che la poesia vera, anche la più tagliente, può abitare tranquillamente nel mondo dell’infanzia.
Perché i burattini, purtroppo, non stanno solo nei teatrini: stanno anche in televisione, sui social, a volte persino in Parlamento. E i bambini lo sanno già riconoscerli. Grazie, Vitalba.
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